Benvenuti nel perfetto caos

alla ricerca di notizie, informazioni e idee nel sistema più caotico e perfetto creato dall'uomo

sabato 19 marzo 2011

Audiopoesia sull'unità

video
Dal laboratorio di poesia con la IIIb di Licodia Eubea è venuta fuori questa audiopoesia sull'unità in generale e sull'unità d'Italia, visto che ricorre il 150°.

martedì 11 maggio 2010

Scuole a rischio (pubblicato su Left-L'Isola Possibile n. 18 del 7-5-2010)

“In Sicilia arriveranno 35 mln di euro”. Calogero Foti, dirigente della Protezione civile per la provincia di Palermo, esulta per i fondi approvati dal Cipe qualche giorno fa e destinati agli interventi urgenti nel settore dell’edilizia scolastica. Ma quando mostra i risultati del monitoraggio regionale sugli elementi non strutturali degli edifici scolastici e dei relativi interventi, viene fuori che solo per la provincia di Palermo non basterebbero 40 mln di euro. Se a questi aggiungiamo quelli necessari per il resto della Sicilia e quelli per le carenze strutturali degli edifici, quei fondi in arrivo non sono che una goccia nel mare.
“Non sappiamo bene quanti siano i fondi, quando arriveranno e come saranno spesi – commenta l’arch. Trentacosti, dirigente per l’edilizia scolastica dell’Assessorato regionale alla pubblica istruzione – di sicuro si sa che la Regione ha impegnato 15 mln di euro e che sono stati impiegati per 70 interventi urgenti”.
/Users/Alessandro/Downloads/riforma_scuola11.gif
All’Ufficio Scolastico Regionale lamentano scarsa comunicazione con la Protezione civile. “Ecco queste sono le ultime due comunicazioni del direttore generale dell’USR datate 25/02 e 22/03 2010, per richiedere aggiornamenti sulle verifiche degli edifici – dice il dott. Cècala e continua – pensi che l’ultima riunione del Gruppo di Lavoro, istituito dall’Assessorato regionale alla presidenza, risale al 20 novembre 2009”. Sullo stato del monitoraggio rispondono dalla Protezione Civile. “Le verifiche – afferma l’ing. Foti – sono quasi completate, mancano solo i dati della provincia di Trapani e dei comuni di Catania e Favara”.
A parte questo lavoro di verifica la situazione delle scuole siciliane, rispetto all’anno scorso, è rimasta invariata e i punti critici sono troppi.
Il rapporto Ecosistema scuola di Legambiente, nel 2009 fotografava una situazione ad alto rischio per la Sicilia: il 94% di scuole a rischio sismico e il 25% a rischio vulcanico; certificati di agibilità statica solo per il 36% delle scuole, quelli di agibilità igienico-sanitaria per il 25% e quelli di prevenzione incendi per il 35%.
Ecosistema scuola 2010 non registra cambiamenti. Un dato che fa riflettere riguarda la percentuale di scuole costruite in Sicilia dopo il 1974, circa il 37%. Dato molto alto rispetto ad altre regioni del nord, ma in contraddizione con la richiesta di interventi di manutenzione urgenti per il 40,75% degli edifici. Insomma più scuole recenti, ma evidentemente costruite male.
C’è il problema delle scuole in affitto o ubicate in edifici ad uso abitativo. Palermo e Messina ne detengono il primato. Secondo un recente rapporto della sezione scuola del PD, delle 281 scuole di Palermo 88 sono in affitto con tariffe che raggiungono, a volte, i 300.000 euro l’anno. E i soldi pubblici non sempre finiscono in buone mani. “Ci sono delle scuole che sono in locazione al Comune di Palermo e altre alla Provincia di Palermo”. A parlare è Elio Collovà, l’amministratore che il Tribunale di Palermo, alla fine degli anni ’90, ha messo a gestire tutti i beni sequestrati a Francesco Zummo ed al figlio Ignazio, i quali, dopo la condanna con Vito Ciancimino, hanno subìto un altro processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Condannati in primo grado, assolti in appello, stanno attendendo la pronuncia della Cassazione.
A fotografare, infine, la situazione quotidiana di degrado e insicurezza che vivono migliaia di studenti siciliani è lo stesso monitoraggio operato dalla Protezione Civile, in cui si rilevano problemi di soffitti pericolanti, presenza di amianto da dismettere, parapetti e cornicioni pericolanti, infissi non a norma, fili elettrici scoperti, mancanza di estintori e pompe antincendio. E, se da un lato il ministro Gelmini diffonde proclami sui 350 mln di euro destinati all’edilizia scolastica, dall’altro aumenta il numero di alunni per classe, fino a 30 in alcuni casi, a totale discapito della sicurezza e con l’unica finalità di tagliare posti di lavoro.
A. Suizzo

mercoledì 20 gennaio 2010

NETWORK DI SQUADRA

“Per me sarebbe un gioco da ragazzi”, carusi di squadra, appunto. In quartiere a scuola si cresce presto. Alle medie c’è già chi è stato al minorile per furto, chi è rimasta in cinta e ha lasciato gli studi. Nell’era di Internet e della televisione.

“Connettiti Antonino connettiti”, voce interna suadente, u diavulu. In classe Antonino ascolta Giuseppe, il figlio del boss di zona, parlare di soldi, telefonini, ragazze facili se passi la prova. Lui ha un padre onesto che si fa il mazzo. Lui è mingherlino, sguardo timido, ma forse ha trovato un modo. È un mago del computer.

Descrizione dell'opera
Antonino vuole affermarsi in un quartiere dove la massima aspirazione è diventare "carusu di squatra" (manovali della mafia), per avere successo. Ma lui è fragile, inadeguato a superare la prova. Così, grazie ad Internet, s'inventa una prova tutta sua.

mercoledì 24 giugno 2009

ISOLA (pubblicato su "Scrivi e strappa" di A. Suizzo, 2009)

Ogni giorno respiro quest'aria infame,
vagante tra montagne di munnizza
s'una terra martoriata e offesa.
Triangolo governato dai collusi, colletti bianchi
nati stanchi,
con i potenti e i mafiusi: gente rispettabile e di chiesa,
gente insospettabile che pesa
la vita del simile con due danari
e uccide chi ne scopre gli affari
loschi e chi li combatte senza timore.
Scrivere stanca vera e mente
quando quelli che d'intorno
nemmanco fanno finta, il giorno
e la notte, di sapere niente.
Atavica omertà, per l'ànica strizza di perire, che
lentamente sta macchiando e rovinando in basso
una terra di suo florida e vitale.
In questa totale perdizione
resta il tuo passo inceder delicato
l'unica speranza di riscatto e salvazione;
l'occhio tuo, limpido mare concentrato
che mi fa trasalire d'improvviso,
e pieghi la chioma in un sorriso
che lascia un fioco lume
nell'animo mio disperassegnato. (2008)

A. Suizzo

Le ceneri di Catania (pubblicato su LEFT n. 8 del 22 febbraio 2008)


È l’ottava di S. Agata, l’ultimo atto della festa più importante per i cittadini catanesi che salutano la loro patrona. La rivedranno l’anno successivo come da tradizione. Chi invece non rivedranno più è il sindaco Scapagnini che si dimette con l’intento di occupare una poltrona al Senato nel nuovo partito di Berlusconi. Con la voce rotta dalla commozione, ricorda i suoi 8 anni di governo, periodo in cui “ho dato tutto quello che poteva, con il cuore e con il cervello, alla mia Catania”. Otto anni per più di 800 milioni di euro in debiti accumulati.
Un’amministrazione “di peso” quella del politico partenopeo. Sin dagli esordi, nel 2000, quando insieme a lui (qualcuno diceva anche “al posto suo”), governava il leader del Movimento per l’autonomia Raffaele Lombardo in qualità di vicesindaco. La sua indubbia capacità nella gestione dei soldi pubblici ha portato ad una falla enorme nelle casse comunali: gli ultimi dati trasmessi dal Comune di Catania e dalla Cassa depositi e prestiti, segnalano 508 milioni di euro quale valore nominale dell’indebitamento complessivo, ai quali si aggiungono circa 416 milioni di debiti derivati, per un totale che sfiora il miliardo. Cifra confermata, tra l’altro, dagli ispettori ministeriali inviati da Padoa-Schioppa dopo l’interrogazione parlamentare del deputato Pdci Orazio Licandro.

Il sacco di Catania inizia nel 2001, ma i primi segnali del mal governo arrivano con il bilancio del 2003 su cui pesano più di 40 milioni di euro di debiti. È il periodo delle consulenze selvagge, dei corpi di ballo brasiliani che attraversano l’oceano a spese dei contribuenti catanesi. Iniziano ad accadere fatti inspiegabili. Nessuno, ancora oggi, è risuscito a svelare il mistero delle quote azionarie della Catania Multiservizi, società partecipata del Comune, appartenenti a Italia Lavoro ed acquisite dall’amministrazione ad un prezzo esorbitante. Perchè Scapagnini, potendo avvalersi nel 2002 del diritto di prelazione per acquistarle ad un prezzo vantaggioso, circa 1,8 milioni di euro, fa in modo che non avvenga l’aggiudicazione in prima istanza e successivamente in bilancio fa stanziare allo scopo 4 milioni di euro?

L’anno dopo gli amministratori chiudono con altri 40 milioni di debiti. Lombardo nel frattempo ha abbandonato la nave riuscendo a farsi eleggere presidente della Provincia regionale. Il 2004 è l’anno degli sprechi finalizzati alla raccolta di consensi per la nuova tornata elettorale che s’avvicina. È il periodo dei pranzi pre-elettorali organizzati in alberghi di lusso per i dipendenti delle partecipate Multiservizi e Sostare, durante i quali Scapagnini sfodera sorrisi a centinaia di possibili elettori e Aldo Canuto, amministratore delegato della Multiservizi, nonché capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, rassicura i consiglieri dell’opposizione dicendo che il buffet non è a carico della sua società. È pure l’anno del più importante premio televisivo italiano, il “Prix Italia”, fortemente voluto dall’amministrazione di centro-destra per il grande ritorno di immagine per la città. Ora, di quest’ultimo aspetto non vi sono dati certi. Ma il debito di 1 milione di euro con la Rai, quello è sicuro.

Il 2005 viene ricordato poi per i rimborsi dell’indennità “cenere lavica”, dopo l’insistente pioggia di polvere proveniente dall’Etna, compresi tra 300 e 1.000 euro, erogati ai 4.000 dipendenti del Comune tre giorni prima delle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale. Una coincidenza? A chiarire il dubbio ci pensa la magistratura, che ha aperto un procedimento, tuttora in corso, a carico di Scapagnini e di otto dei suoi assessori con accuse che vanno dall’abuso d’ufficio alla violazione della legge elettorale.
Il 2006 è l’anno di Catania Risorse e della finanza creativa. Trovandosi obbligati dalla legge italiana e dal patto di stabilità europea a ripianare entro tre anni i debiti accumulati nel 2003, pena la dichiarazione di dissesto e il commissariamento, Scapagnini e i suoi inventano un’operazione finanziaria su cui la Corte dei Conti esprime più di una perplessità, “con particolare riguardo ai tempi con i quali la stessa è stata effettuata ed alle modalità relative all’individuazione e valutazione degli immobili da dismettere”. Sono tempi serrati e modalità al limite della legge. Dopo la costituzione, il 24 ottobre 2006, della s.r.l. Catania Risorse a totale partecipazione pubblica, alla fine di dicembre si procede a periziare in maniera grossolana i beni immobili, a farli approvare in consiglio comunale e a svenderli il 31, l’ultimo giorno dell’anno, alla neonata società partecipata. Non è altro che una cessione fittizia. È come se il Comune vendesse i suoi beni a se stesso, ma visto che con i suoi 900 milioni di euro di disavanzo non è più credibile agli occhi delle banche, ci prova con un gioco di prestigio. I più maligni pensano ad un’emergenza voluta per favorire il solito imprenditore e nei palazzi comincia a circolare un nome: Italease. La società dell’immobiliarista arrestato Danilo Coppola sarebbe interessata all’acquisto degli immobili.
L’opposizione al consiglio insorge, alcuni catanesi si costituiscono in comitato per contrastare questa operazione e la sovrintendente ai beni culturali, Maria Grazia Branciforti, dirama una nota per avvertire il Comune della nullità dei trasferimenti. Qualche giorno dopo la giunta comunale con una delibera chiede all’assessorato regionale competente di adottare provvedimenti nei confronti della sovrintendente, che viene sostituita con un ex assessore provinciale dell’Mpa.
Tutto sistemato, il “buon governo” continua, grazie al silenzio stampa garantito dall’imprenditore, nonché gestore del più importante giornale (La Sicilia) e di numerose televisioni, Mario Ciancio, e all’appoggio di chi conta davvero nella parte orientale dell’isola. Ovvero il prossimo candidato a sindaco di Catania Filippo Drago, figlio dell’andreottiano Nino, da qualche giorno fuoriscito dall’Udc per confluire nel Pdl. E l’ex presidente della Provincia Raffaele Lombardo attualmente in corsa per lo scranno di Palazzo d’Orléans che fu dell’amico Cuffaro. Lombardo, battezzato come il naturale successore di Totò “vasa vasa”, è l’uomo che muove i fili del potere in tutta la Sicilia orientale, un “campione” nella raccolta dei consensi: amicizie, consulenze ed incarichi professionali, concorsi pubblici banditi in prossimità delle elezioni, promozioni nelle Asl e negli altri enti pubblici e l’inserimento di suoi uomini nei più importanti posti di potere. “Non ha alcun timore ad utilizzare fondi pubblici per la ricerca di consensi, come è accaduto, ad esempio, alla Multiservizi provinciale”, dice il consigliere provinciale di Rifondazione Giuseppe Furnari. E i voti arrivano, numerosi. Lo sa bene Berlusconi che, dopo la rottura con l’Udc, pare intenzionato a intervenire direttamente nel vespaio politico siciliano: il suo luogotenente Gianfranco Miccichè, vuole la poltrona di presidente della Regione, ma al cavaliere l’inarrestabile macchina elettorale di Lombardo fa gola, eccome.

Nel 2007 cominciano ad esplodere tutte le contraddizioni di un’amministrazione in stato confusionale ed assediata dai creditori. La bomba “rifiuti” è a un passo dall’esplodere, non tanto per le proteste degli spazzini che non ricevono lo stipendio da mesi, ma per la società Sicula Trasporti s.r.l., che gestisce le discariche di rifiuti solidi urbani per conto del comune etneo. Da tempo minaccia di sospendere il servizio di raccolta e smaltimento per l’enorme credito accumulato, circa 13 milioni di euro. Catania potrebbe diventare, dopo Napoli, il secondo caso di discarica urbana a cielo aperto.
L’illuminazione pubblica viene garantita a macchia di leopardo. Oltre i quartieri periferici, il centralissimo corso Italia e le zone limitrofe alla villa Bellini sono al buio. Sono state illuminate durante le festività agatine solo grazie all’intervento del prefetto Giovanni Finazzo, che ha supplicato l’Enel, creditore di decine di milioni di euro, di riaccendere i lampioni della città.
In questo mare di debiti si inseriscono anche le aziende partecipate. “La gestione in house di manutenzione e di altri servizi essenziali per il cittadino – dice il consigliere del Pd Giuseppe Berretta – si è rivelata disastrosa. La Multiservizi, da quando il sindaco ha piazzato i suoi uomini, gestisce la maggior parte delle commesse per il Comune senza bandi, decidendone il costo, che spesso è fuori mercato”.
Un altro enigma è la gestione deficitaria dell’Amt, l’azienda del trasporto pubblico. Un carrozzone con circa 1.000 dipendenti che produce ogni anno 35 milioni di euro di debiti per l’amministrazione, di cui 15 previsti e 20 di disavanzo. Un’azienda con il 30% dei mezzi fermi in officina, ma senza possibilità di riparazione visto il deficit raggiunto. La stessa azienda che da tre anni non paga i contributi Inps dei dipendenti, perché a stento riesce a coprire gli stipendi al netto delle ritenute.

E siamo al 2008, l’anno della fuga politica di Scapagnini. Solo poche settimane prima sbandierava il suo impegno e la sua fedeltà per quella che egli continua a definire la sua città. Poi, mentre i catanesi sono distratti dalla festa della patrona, fa le valigie, dichiarando di voler supportare il capoluogo etneo dai banchi del Senato. Non fa alcun riferimento invece alla possibilità dell’immunità parlamentare che parecchio lo favorirebbe nei vari procedimenti a suo carico, da quello citato per le indennità della cenere lavica, all’altro per i parcheggi Europa e Lupo in cui è indagato per abuso d’ufficio aggravato e continuato. In particolare è accusato, insieme ai suoi collaboratori, di aver favorito due noti imprenditori catanesi, Ennio Virlinzi e la Cisa spa di proprietà di Mario Ciancio, durante appalti che il gip definisce “simulacri di gara”. E di aver permesso, a giochi fatti, una modifica sostanziale della concessione trasformando dei semplici parcheggi sotterranei (costruiti in pieno centro, nonostante il traffico di automobili che soffoca la città) in due centri commerciali.
A questo punto la speranza dei catanesi è che Scapagnini non riesca a raggiungere palazzo Madama, altrimenti potrebbe continuare a “supportarli” come ha fatto sino ad oggi da sindaco.
A. Suizzo

mercoledì 20 febbraio 2008

Catania: la Napoli del sud (pubblicato su "L'Isola possibile" 2/08)


È sempre stata evocata come la “Milano del sud”, come l’anima commerciale della Sicilia. Ma fra poco potrebbe essere ribattezzata per un primato negativo, quello dell’emergenza ambientale. Come in Campania, dove in questi giorni il governo nazionale è stato costretto ad intervenire con misure drastiche senza privarsi di critiche e sanzioni da parte della Comunità Europea. In poco tempo Catania e provincia potrebbero diventare il secondo caso italiano di discarica urbana a cielo aperto.
Ma in questo caso la motivazione all’origine è diversa. Qualche giorno fa la società Sicula Trasporti srl, che gestisce le discariche di rifiuti solidi urbani per conto del comune etneo, ha comunicato tramite telegramma di dover sospendere il servizio di raccolta e smaltimento per l’enorme credito accumulato con l’amministrazione comunale mal governata da Scapagnini. Il credito equivale a 13 milioni di euro e la società è a rischio fallimento, come tutte le altre direttamente collegate al comune di Catania, che oggi sta liquidando le fatture ordinarie del 2005.
La nave comandata dal napoletano verace, dal miracoloso medico di Berlusconi sta colando a picco e con lei aziende partecipate e non, cooperative di ogni tipo, manutenzioni ordinaria di strade, giardini pubblici, luci ed ogni altro ramo della cosa pubblica. L’assessore al bilancio Gaetano Tafuri “rassicura” i concittadini dichiarando che il disavanzo è solo di 350 milioni di euro. L’opposizione, tra un Licandro e un D’Agata, arriva a stimare quasi un miliardo di euro. Ma visto che la situazione è grave almeno dal 2003, viene da chiedersi com’è che sia esplosa solo nell’ultimo anno.
Le bombe ad orologeria purtroppo sono molte. La Sicula Trasporti è solo quella più pericolosa ed imbarazzante. Ma possiamo nominare anche il caso del contratto di assicurazione per la responsabilità civile, che la giunta di destra ha deciso di annullare nel 2004. Con tale operazione il Comune ha risparmiato nell’immediato il canone con l’agenzia assicurativa, ma ha innescato un processo di decuplicazione delle spese nel lungo termine. Tutte le controversie derivanti da incidenti in ambito urbano, tra spese legali per i processi e liquidazioni triplicate iniziano ad incidere sui conti già molto compromessi del nostro municipio.
In questo mare di spreco c’è anche la Catania Multiservizi. Il consigliere del Pd Giuseppe Berretta spiega il perverso meccanismo di comunicazione tra Comune e aziende partecipate. “La gestione in house di manutenzione e di altri servizi essenziali per il cittadino – dice il consigliere – si è rivelata deficitaria a tutti i livelli. La Multiservizi, ad esempio, da quando il sindaco ha piazzato i suoi uomini, gestisce la maggior parte delle commesse per il comune senza bandi, decidendone il costo, che spesso è fuori mercato”. È inutile dire che i controlli su questo genere di spese sono scarsi.
Un altro enigma è la gestione deficitaria dell’AMT, l’azienda del trasporto pubblico. Un carrozzone, stile Regione Siciliana, con circa 1.000 dipendenti che produce ogni anno 35 milioni di euro di debiti per l’amministrazione, di cui 15 previsti e 20 di disavanzo. Un’azienda con il 30% dei mezzi fermi in officina, ma senza possibilità di riparazione visto il deficit raggiunto. La stessa azienda che da tre anni non paga i contributi Inps dei dipendenti, perché, a stento, riesce a coprire gli stipendi al netto delle ritenute.
C’è poi il capitolo dei debiti fuori bilancio. Un solo episodio è emblematico, quello di cui tutti narrano, dello spettacolo “Prix Italia”, fortemente voluto dall’amministrazione di centro-destra per il grande ritorno di immagine per la città. Ora, di quest’ultimo aspetto non vi sono dati certi, ma del debito di 1.000.000 di euro con la RAI non c’è pericolo di verificare le fonti. Forse l’unico ad avere un ritorno è stato il medico partenopeo che, vicine le elezioni per il rinnovo della carica di sindaco, come avrebbe detto il comico di Zelig Della Noce “ha voluto fare lo sborone”. Con i soldi dei cittadini catanesi, però.
Certo un grande campanello d’allarme l’hanno avvertito tutti i consiglieri sia di centro-destra che di centro-sinistra rispetto ad una situazione ormai irrecuperabile.
È stato quando Scapagnini a settembre scorso, quindi esattamente quattro mesi fa, ha deciso di non pagarsi più lo stipendio. “Per arrivare ad un gesto simile lui – conferma Berretta – vuol dire che la situazione è veramente grave”.
Qualcuno ha già fatto conti approssimativi su quale potrebbe essere il debito pro-capite dei catanesi, neonati compresi, quantificandolo in circa 2.500 euro a testa. Ma il problema non si riduce solo alla contingenza di maggiori tasse da pagare. La questione è più ampia, ed è chiara ormai per molti. La città è come paralizzata, come se una fitta nebbia l’avesse ricoperta e ne avesse arrestato la vitalità. L’economia interna è in fase di stallo, i lavori del PRG sono nuovamente fermi, le proposte culturali sono inesistenti, la vivibilità è ai minimi storici.
Di tutto questo “La Sicilia” tace. Il quotidiano di Ciancio glissa o tutt’al più propone articoli che avallano la classe dirigente al potere. Anche se di recente il giornale si è lanciato nell’avventura del giornalismo d’attacco e ha proposto un’importante e fondamentale inchiesta sulle buche stradali. Rassicurando comunque i cittadini, per il tramite dell’assessore alle manutenzioni Santamaria, su presunti fondi già stanziati per tappare le voragini. Ma che uno dei padroni della città mantenga un assordante silenzio non sconvolge ormai più neanche gli esperti di controinformazione del capoluogo etneo.
La cosa che più lascia sgomenti è che all’ombra del vulcano, nella terra dei Siculi, dove più è rimasta impressa l’orma greca, nessuno si ribelli. Qualcuno proferisce le solite frasi inutili come: “si mancianu tutti cosi”. Lo stesso qualcuno che, per non ammettere pubblicamente di aver votato Scapagnini ben 2 volte, utilizza un plurale generico. E forse aveva ragione Pirandello quando dei siciliani diceva che “quasi tutti, hanno un’istintiva paura della vita, per cui si chiudono in sé, appartati, contenti del poco, purchè dia loro sicurezza”.